Il mio rapporto conflittuale con i social network

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No, questo non sono io.

Il testo introduttivo a “Reputation”, l’ultimo album di Taylor Swift, recita: “This is the first generation that will be able to look back on their entire life story documented in pictures on the internet, and together we will all discover the after-effects of that.”

È vero, i social network, oltre a raccogliere i nostri dati personali da vendere a Cambridge Analytica e agli hacker russi, collezionano anche tanti momenti della nostra vita, tante foto, tanti ricordi.

Già da qualche mese, anzi da qualche anno, da molto prima che premessi play per ascoltare “…Ready for it?” insomma, anche io sto riflettendo sull’utilità di documentare la mia vita sui social. In particolare mi sto chiedendo se sia opportuno che una persona, che io possa più o meno conoscere, possa avere a disposizione un racconto esaustivo della mia vita con un semplice click. Mi spiego meglio.

Qualche giorno fa ho ricevuto la richiesta di amicizia su Facebook da parte di un mio collega universitario.

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La casta

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Non sapevo che immagine mettere, quindi ecco a voi la Casta, pronunciata con l’accento sulla “a” finale.

Questa è un’idea che ho concepito qualche anno fa, ma che non ho mai reso pubblica. Non lamentatevi se la qualità del contenuto che sto per proporvi non è ai soliti livelli altissimi a cui siete abituati su questo blog.

Spesso si sente parlare de “La Casta”, questo gruppo di persone intoccabili che hanno trovato la loro posizione comoda nella società e che cercano di lasciare in eredità alla propria prole un posto in questa cerchia elitaria.

Il nepotismo viene solitamente condannato, perché si ritiene giusto che ognuno ottenga cariche, risultati e benefit per merito e non per conoscenza o per discendenza.

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La convivenza

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                               Da “Mine” di Taylor Swift

Spesso sento parlare male a proposito della convivenza. Nello specifico sto facendo riferimento ad una coppia di persone che, legate da un rapporto sentimentale, decidono di andare a vivere insieme senza essere sposati. Spesso ascolto la gente che condanna la convivenza come se fosse un atto impuro, una deviazione dal comportamento sano e corretto.

Beh, secondo me se ne fa troppo una tragedia.

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5 motivi per cui un ricevimento nuziale lungo è migliore di uno rapido

Royal_Wedding_Stockholm_2010-Slottsbacken-05_editVagabondavo sul web, in particolare ero su Instagram, e mi sono imbattuto su una foto che ritraeva una coppia di sposi. La foto era stata pubblicata dalla sposa in questione, e nella didascalia raccontava il giorno del suo matrimonio. Di questo racconto mi ha colpito un dettaglio: diceva che il ricevimento di nozze era durato solo un paio d’ore, dalle ore 13 alle 15.

Solo due ore? Sono rimasto allibito!!! Io sono abituato a ricevimenti nuziali lunghissimi, che iniziano nel primo pomeriggio, subito dopo la funzione religiosa, e che si protraggono per ore ed ore, intrattenendo gli invitati con musica, balli e soprattutto con tante portate, tra antipasti, primi, secondi e dolci… chi più ne ha più ne metta.

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